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Home Articoli Recensioni Strangedz - [2011] Lieto Fine
Strangedz - [2011] Lieto Fine Stampa
Recensioni
Scritto da Nana   
Lunedì 16 Gennaio 2012 06:00
Strangedz - [2011] Lieto Fine
Strangedz - [2011] Lieto Fine
01 - Genus Morte Digna
02 - Lieto Fine
03 - Un Numero
04 - Suicida Incosciente
05 - Until The End
06 - Nancy
07 - Basta!
08 - Interludio
09 - Inferno
10 - Cosa Rimane
11 - H.O.P.E.
12 - A Testa Alta

Sono in quattro, vengono da Porto Santo Stefano (GR) e ad Aprile scorso e' uscito il loro primo full-lenght, che segue un Lp (2007) omonimo alla band. No, non stiamo giocando ad indovina chi, anche perche' la risposta l'avreste qualche riga piu' su, e' solo che ho voglia di regalarmi un po' di brevita', almeno quest'oggi.
Lieto Fine e' un disco molto interessante; 11 brani su 12 sono scritti in italiano, cosi' da lasciare la povera "Until The End" in totale solitudine linguistica.
Durante l'ascolto mi sono chiesta piu' volte il perche' di tale scelta...dicevo tra me e me "Eppure questi ragazzi sanno scrivere in italiano, hanno dei contenuti da esprimere che vengono fuori in maniera chiara e limpida e allora, che bisogno c'e' di piazzare questo pezzo in inglese?".
Ovviamente non ne ho la piu' pallida idea, spero che un giorno, incontrandoli, me lo diranno loro.
Ora entriamo nel vivo dell'argomento partendo dalla parte strumentale. Ondate di punk hardcore old school investono i miei timpani; le chitarre si rincorrono in maniera incessante, sostenute dal sacro tupa-tupa.
Cio' che mi ha piu' colpito e' che il basso la fa da padrone; detta legge nell'equilibrata linea melodica con gusto e modestia, non vuole primeggiare a tutti costi, mette a disposizione il proprio suono per far decollare il pezzo.
Se proprio devo fare un appunto a questi ragazzi, direi innanzitutto che gli strumenti dovrebbero essere amalgamati meglio tra di loro, dato che dalla registrazione si percepiscono delle indecisioni, quasi delle incomprensioni come se delle volte gli strumenti parlassero tra di loro diversi idiomi.
Le voci sono due, molto diverse per timbrica e modo di cantare.
Marco, chitarrista, ha una voce che si incastra bene con la band, graffiante e capace di impastarsi con il suono; Nicola, bassista, invece, ha un timbro particolare, che definirei sicuramente piu' acuto rispetto all'altro e che credo conduca il pezzo in un limbo, in cui non e' ne' carne ne' pesce, soprattutto a causa della strana cadenza con cui le parole vengono date in pasto al ritmo.
Ascolto le tracce di Lieto Fine una dopo l'altra; nonostante le piccole perplessita' raccattate qua e la', lascio totalmente che la musica mi pervada.
Sono rapita dalla n. 6 "Nancy", sicuramente il miglior brano dell'album; buonissimo il ritornello cantato da entrambe le voci, che si penetrano a vicenda creando un equilibrio a dir poco perfetto.
Con un piccolo balzo, giungo a "Interludo"e gia' dall'intro capisco che non mi deludera'; un monologo commovente, che riflette sulla vita, sullo scendere a compromessi con questo mondo...ecco, si potrebbe definire un bilancio di come sono andate le cose fin'ora.
Mentre ascolto, catturando ogni singolo concetto, mi chiedo, "Ma dove siamo arrivati?", "Cosa siamo diventati?" e la melodia mi culla attraverso gli spazi e i respiri che intercorrono tra un fraseggio e l'altro.
Un momento cosi' carico di pathos, credo che fosse piu' adatto ad una outro. Posto nel bel mezzo dell'album, perde quasi la totalita' della sua carica emotiva perche', semplicemente, viene annullato dalla traccia seguente, che violenta si insinua nella mente dell'ascoltatore.
Con la speranza che ognuno di voi scarichi il disco e ascolti almeno tre volte "Interludo", vi lascio e chiudo l'intervento.
Lo so, avevo detto che sarei stata breve ma, dopotutto, chi mi conosce sa che parlo (o scrivo in questo caso) sempre troppo.
Ossequi.
Nana

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