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Home Articoli Politica Bentornata Classe Operaia (di Nuova Societa')
Bentornata Classe Operaia (di Nuova Societa') Stampa
Politica
Scritto da sberla54   
Sabato 19 Marzo 2011 07:16
Classe Operaia
Bentornata Classe Operaia (di Nuova Societa')
di Davide Zorzi

http://www.nuovasocieta.it/editoriali/10924-bentornata-classe-operaia.html

Nuova Societa' - Il settimanale che esce ogni giorno

Il referendum di Mirafiori e lo sciopero indetto dalla Fiom rappresentano un'importante svolta della resistenza e della lotta operaia nei confronti del sistema capitalistico globalizzato. Lo scontro ormai investe tutto il Paese, tutta la societa'.

La societa' in cui siamo costretti a vivere oggi puo' essere tranquillamente definita societa' della crisi permanente. La crisi non e' solo economica, non riguarda solo gli indici di consumo, di produzione, di crescita, di sviluppo e non e' solo politica, non si riferisce solamente al governo, allo Stato, al potere e tutto quello che ad esso si collega, la crisi tocca direttamente la vita, i sogni, le aspirazioni, il futuro di tutti i singoli che compongono la societa'. La crisi economica e la crisi politica, in una parola la crisi del sistema capitalistico del XXI secolo investe come una tzunami l'intero mondo cosi' come lo conosciamo oggi e nello stesso tempo seppellisce la falsa idea della crescita infinita.
I processi di lavoro e di organizzazione produttivista che ha segnato tutto il Novecento, il modello fordista-taylorista e' ormai chiaramente finito, siamo nella nuova fase dello sviluppo capitalistico, quella post-fordista. Quello fordista era un modello centrato sulla crescita, sull'ossessione della crescita, crescita intesa come estensione quantitativa dei volumi produttivi. La filosofia di questo modello ruotava intorno a quattro idee: carattere illimitato del mercato quindi primato della produzione di fabbrica, l'economia di scala, conflittualita' della fabbrica e territorializzazione del capitale. Tutte e quattro queste caratteristiche vengono stravolte, o meglio vengono rimodulate, sotto il modello post-fordista.

Esso imposta una condizione produttiva fondata esattamente su principi opposti a quelli fordisti: fine della filosofia della crescita illimitata e avvio della filosofia della crescita limitata. Nel post-fordismo il capitale deve svilupparsi senza crescere, senza dilatare le sue dimensioni fisiche ma soprattutto senza far crescere l'occupazione. Il sistema produttivo post-fordista e' oculato: lavora con tempi di produzione brevi incompatibili con i tempi lunghi della programmazione, i piani produttivi non si proiettano avanti negli anni, la nuova fase capitalistica impone di praticare una razionalita' istantanea capace di adattare momento per momento il sistema produttivo a una domanda costantemente variabile. In un contesto simile quello che conta non e' la pianificazione strategica ma un comportamento aggressivo di iperconcorrenza.

Alla fabbrica che vive e respira con il mercato, che muta le sue sembianze al variare della domanda, deve corrispondere una nuova forma di operaio: l'operaio flessibile o piu' comunemente il precario.
All'operaio flessibile la fabbrica post-fordista chiede molto, moltissimo, chiede di fare suoi i fini generali dell'impresa, gli chiede di perdere la coscienza della dualita' degli interessi, gli chiede di superare l'idea del conflitto. E' qui che nasce la sconfitta storica del movimento operaio del Novecento: quando si perde l'autonomia e l'idea antagonistica del rapporto fra Capitale e lavoro. Lo sanno bene gli operai che vissero sulla loro pelle i 35 giorni della cosiddetta marcia dei 40.000, i 35 giorni che sconvolsero il mondo operaio e sindacale.
Complici della sconfitta, un sindacato miope che vedeva nella fase post-fordista una conquista di un ampio potere negoziale, se non addirittura una gestione del processo produttivo e la conquista della tanto agognata democrazia industriale.
Il ricatto dell'Amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne e il referendum-diktat di Mirafiori hanno risvegliato il mondo del lavoro, lo sciopero organizzato dalla Fiom ha visto ergersi in tutta la sua forza e dignita' un corpo compatto fatto di lavoratori, studenti, ricercatori, precari, disoccupati, un corpo unito nella lotta per il lavoro e i diritti. Ma dallo sciopero e' emerso qualcosa che e' piu' di una lotta di resistenza, la moltitudine del lavoro ha chiesto con forza, in modo chiaro e radicale lo sciopero generale.

La situazione e' difficile, la fase storica vede un sistema capitalistico in crisi e un mondo del lavoro combattivo ma privo di un organizzazione politica su cui appoggiarsi. Il maggior partito della sinistra, il Pd, e il maggior sindacato, la Cgil, si trovano su posizioni ancora troppo arretrate e confuse. Nella fase attuale ci si deve muovere su due fronti: rafforzare ed estendere lo schieramento delle forze in lotta e cercare una soluzione al problema dell'organizzazione. Il problema e' sempre quello, l'organizzazione. Uomini nuovi e nuovi strumenti di lotta devono essere impiegati perché il capitalismo che si ha di fronte non e' piu' quello dei primi del Novecento, ad un capitalismo globale va opposto un movimento dei lavoratori globale, alla mondializzazione dell'economia capitalistica si deve rispondere con la mondializzazione delle lotte. Ripartiamo quindi da questo assunto: chi lotta di piu' ottiene di piu'.
Bentornata classe operaia.
Davide Zorzi

.LINKS.
Fonte: Bentornata Classe Operaia (di Nuova Societa')
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