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Home Articoli Racconti Straordinari (di Sophie Boop)
Straordinari (di Sophie Boop) Stampa
Racconti
Scritto da sberla54   
Martedì 14 Settembre 2010 05:39
Office Sex
Straordinari (di Sophie Boop)

http://sophieboop.com/2009/10/22/straordinari/

Sophie Boop - Pensieri Senza Mutandine


Il pensiero che piu' mi eccita, mentre apri la porta, e' che domani sentirai il mio odore. Che ti ricorderai di come mi hai scopata sulla scrivania mentre ti siedi di fronte al computer.
Le ombre sono invertebrate, le luci si accendono rincorrendosi livide e tu mi prendi per mano, trascinandomi giu' dai gradini che portano al tuo ufficio con tanta forza da farmi quasi sbattere contro uno scaffale. Se si aprisse, qui volerebbero fogli lenti e le penne rotolerebbero sul pavimento abbracciate al loro inchiostro mentre il resto della cancelleria rimarrebbe a guardare. Ma tu mi riprendi per mano e mi attiri contro di te, facendomi sentire il tuo respiro veloce correre sulla faccia. Conosco quello sguardo. E' lo sguardo che hai quando non c'e' piu' spazio per il pensieri ma solo per il sangue che ti scorre dentro e ti eccita il cazzo, che sento premere contro di me da sotto i tuoi pantaloni.

Non hai voglia di perdere tempo adesso, vuoi solo finire il lavoro che hai iniziato con me.

Mi prendi i fianchi, sollevandomi la maglietta, e affondi nel caldo della mia pelle con tutte e due le mani, baciandomi per poi allontanarti a guardarmi e riprendermi di nuovo, quando la tua lingua scende sul mio collo e la gonna si contrae risalendo sulle mie gambe. E mentre i denti si confondono con le labbra, le tue dita afferrano strette i miei capelli. E ora devo pagare con la mia resa l'impazienza che mi ha fatta arrivare qui dopo l'orario d'ufficio, a trattenerti per un lavoro straordinario.

Non sono nient'altro che una pratica da sbrigare per avere un premio in produttivita'.

Mi giri fronte-retro, facendomi appoggiare con le mani e poi schiacciandomi il busto sulla tua scrivania, facendomi piegare finche' non sono costretta ad aprire le gambe il respiro non inizia a balbettare. Nell'attesa della tua prossima mossa, nei pochi secondi in cui pensi a come ottimizzare il profitto e analizzi il calore di ogni centimetro del mio corpo. Nella tensione metallica di sapere che qualcuno potrebbe vederci e che tutta questa stanza sara' testimone della nostra scopata. In questo momento, io sento la mia carne dilatarsi in un urlo muto per dirti quanto ti voglio.

E tu vieni a nutrire la mia fame con le tue dita che frugano cieche sotto le mie mutandine sottili e corrono e strizzano la mia carne umida mentre altre dita mi tirano di nuovo i capelli, mordono il mio culo e di nuovo la mia fica con piccoli schiaffi, prima di infilarsi dentro di me, tutte e tre, insieme. Quelle tre dita che mi allargano e mentre mi riempiono mi fanno sentire sempre piu' vuota, che ne voglio ancora, che voglio il tuo cazzo fuori dal tuo completo grigio e dentro di me e per non farmi urlare le infili nella mia bocca, facendomi succhiare il mio sapore caldo. E io non posso fare a meno di morderle per mettermi a tacere mentre mi abbassi gli slip fradici fino alle ginocchia e affondi dentro me, arrivandomi dritto nel cervello, rendendomi folle, costringendomi a chiudere gli occhi, a sentire i miei seni che si strabuzzano increduli nella tua stretta e la mia fica che si racchiude gelosa attorno al tuo cazzo.

E mi fotti, mi fotti in mezzo ai tuoi colleghi assenti sulle poltrone vuote, mi fotti di fronte all'appendiabiti spoglio, mi fotti in una stampa incontrollata di piacere sulla mia carne, di labbra che si mordono, di gole che gemono, di corpi che godono, di scale di grigio e colori che si mischiano, che s'impastano e si confondono l'uno con l'altro e schizzano, confusi in un orgasmo piu' lungo e bagnato del solito, anche quello, straordinario.

La stoffa liscia della tua cravatta mi lecca la schiena, mentre ti sfili da me e sistemi la camicia nei pantaloni. Hai finito quello che dovevi fare e te ne vai, lasciandomi arruffata ad ansimare e le chiavi per chiudere l'ufficio.

Te le ridaro' quando ci rivedremo a casa, mi serve giusto il tempo di sistemarmi.

E il pensiero che piu' mi eccita, mentre chiudi la porta, e' che domani mattina vedrai ancora l'urlo del mio orgasmo, imprigionato nel nero del tuo monitor spento.
Sophie Boop.

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Fonte: Straordinari (Sophie Boop)
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