Taxidermia e' una di quelle pellicole che non lasciano indifferenti.
Sconvolgente e stomachevole e' uno di quei film il cui incipit e' violento, devastante e malsano, con una commistione di sentimenti, masturbazione, sesso e armoniosa poesia.
Un esperimento coraggioso questo, di
Gyorgy Palfi (classe 1974) cineasta di Budapest e uomo dalla mente contorta, la cui regia poi, divenne cult.
Carne putrida e materia narrativa intellettuale, film geniale e fotografia soave.
Burlesque e humor noir si susseguono umanizzando i personaggi di tre generazioni di perdenti (nonno soldato, padre sportivo, figlio imbalsamatore) che incarnano perfettamente tre dei peccati capitali.
Sullo sfondo, in pompa magna, la grande Storia.
La prima guerra mondiale, la destabilizzazione, la guerra fredda e infine anche l'arrivo del capitalismo.
Il primo tracciato introduce la storia di
Morosgovanyi, (il nonno) soldato perverso agli ordini di un generale e della sua famiglia.
Obbligato a dormire in un riparo vicino alle latrine, ritrova nella fantasia e nell'immaginazione sessuale l'unica possibilita' per evadere dalla sua mortificante condizione.
Solo e misero, si lascia vincere dal proprio voyeurismo e da tutto cio' che glielo richiama: un buco nel legno, un maiale squartato, una candela o addirittura un bagno caldo.